La nostra Storia

Un lungo racconto che inizia nel

1978

La “casa comune delle donne”

Era il novembre 1978 quando il Coordinamento dei collettivi e dei gruppi femministi – esaurita la fase delle grandi manifestazioni e delle parole d’ordine generali si attenuano anche le diversità e le contrapposizioni del movimento delle donne – si ritrova per discutere insieme della situazione di crisi che il movimento femminista sta attraversando. Inizia una campagna di raccolta firme per la creazione di una “casa comune delle donne”, con l’idea di creare un luogo che sia un punto di riferimento e di incontro per molte donne della città.

1979

La nascita di numerose associazioni femminili

Il 13 gennaio 1979 viene inoltrata richiesta formale al Comune di Modena per ottenere l’assegnazione di uno spazio ma, non ottenendo risposta, il 12 maggio dello stesso anno i gruppi femministi (Gruppo per il Salario al lavoro domestico, Collettivo di Via Nazario Sauro, Collettivo femminista Rosaria Lopez) occupano simbolicamente e per protesta i locali dell’ex-scuola di Via del Gambero 77 (una laterale di via Emilia Est nella zona di Sant’Agnese), svolgendo al suo interno un convegno dal titolo “Donne e salute”. Nei giorni successivi si dà vita ad attività per coinvolgere il maggior numero possibile di donne.
Il 23 giugno fu un giorno di festa, con la realizzazione dell’iniziativa Festa di mezza estate, ma anche l’occasione per sensibilizzare e far crescere nella città il consenso intorno alla richiesta dei locali. Si raccolgono firme in piazza e si fa una intensa attività di propaganda.

1979

La Biblioteca della Casa delle Donne

Dal 1979 al 1984, in attesa della conclusione dei lavori della sede di via del Gambero, la Casa delle Donne si stabilisce temporaneamente in via Cesana, in un locale di proprietà del Comune, dove, pur nella ristrettezza e scarsa agibilità dei locali, riesce ad aprire la Biblioteca, convenzionata col Servizio Biblioteche del Comune, e comincia a costruire un patrimonio di libri, riviste e documenti, destinato a crescere negli anni successivi, offendo alle donne e agli utenti, un panorama ampio della produzione culturale delle donne e delle tematiche su cui è cresciuto il pensiero femminista.
Si organizzano iniziative, incontri e dibattiti; si producono quaderni periodici che informano sulle acquisizioni della biblioteca e sulle iniziative in svolgimento. In quegli anni inizia ad operare il gruppo “Donne e carcere” che si impegna in una attività con le donne detenute nel carcere di Modena.

1979

Il 23 ottobre

Non muovendosi nulla nei mesi successivi, il 23 ottobre 1979 i collettivi decidono di occupare definitivamente questi spazi: alcune donne iniziano ad abitare l’edificio, cercando di rendere la struttura funzionale con l’apertura di servizi (biblioteca e centro studi) e la promozione di attività ricreative e di incontro.
Parallelamente si avviano le trattative con il Comune e dopo lunghe contrattazioni si arriva alla soluzione: Il Comune ristrutturerà i locali prevedendo l’apertura di un asilo nido, al piano terra, per venire incontro alla richiesta dei rappresentanti di quartiere. I due piani superiori sono dati in gestione alla Casa delle Donne, nel frattempo costituitasi in Circolo.

1984

“Donne e poesia” e “Parto attivo”

Dal 1984, al rientro in via del Gambero, si potenziano le attività già avviate e se ne aggiungono altre: l’apertura di un bar al secondo piano gestito da un gruppo di donne che si alternano nelle serate di apertura; la costituzione dei gruppi “Donne e poesia” e “Parto attivo” che organizza corsi e incontri sulla gravidanza e il parto.

1990

Una nuova convivenza

Dal 1990, dopo una serie di incontri con l’UDI-Unione Donne Italiane e il Comune di Modena, l’associazione, nel frattempo rimasta senza la sede che occupava, fa il suo ingresso nella Casa di via del Gambero, trasferendosi al secondo piano. Inizia così una convivenza che continua ancora oggi tra realtà molto differenti tra loro, con una propria fisionomia e impostazione, che ha registrato diverse fasi e momenti di confronto e scambio.

1990

Semira Adamu

Nel 1990 nasce l’Associazione Gruppo contro la violenza alle donne che darà vita, attraverso una convenzione con il Comune di Modena, al Centro per donne che hanno subito violenze e, più tardi, alla Casa delle Donne Migranti “Semira Adamu”.

1991

Una nuova sede

Dal 1991 l’UDI trasferisce la propria sede in via del Gambero.

1992

Nuove Associazioni

Alcuni anni dopo nascono le associazioni: Adaser (1992), Donne nel Mondo (1995), Gruppo Donna e Giustizia (1996),  Centro Documentazione Donna (1996), Differenza Maternità (2000).

Nel frattempo, si scioglie il Circolo Casa delle donne e il patrimonio della Biblioteca da esso gestita, viene trasferito in parte a biblioteche di quartiere e in parte al Centro Documentazione Donna.

1996

L’Associazione federativa Casa delle Donne

Nel 1996 si costituisce l’Associazione federativa Casa delle Donne che riunisce tutte le associazioni che hanno sede in via del Gambero.

2002

2002

Nel 2002 le associazioni, con i loro servizi e le loro molteplici attività, si sono ingrandite e gli spazi della Casa delle Donne si fanno esigui. Il Centro documentazione donna si sposta temporaneamente in via Canaletto sud 88.

2003

Cambio di sede

Nel 2003 l’Associazione “Donne nel Mondo” trasferisce la propria sede in via del Gambero.

2008

Il 29 Ottobre

Il 29 ottobre 2008, a seguito della decisione assunta dal Comune di Modena di destinare Villa Ombrosa a futura Casa delle Donne, dopo una serie di incontri allargati con il mondo dell’associazionismo femminile, viene costituito a Modena il Comitato Verso la Nuova Casa delle Donne, formato da sette associazioni femminili: UDI-Unione Donne in Italia di Modena, Gruppo Donne e Giustizia, Casa delle donne contro la violenza, Centro documentazione donna, Differenza Maternità, Donne nel Mondo, e Adaser-Associazione Donne Arabe e Straniere in Emilia Romagna.

2009

La riqualificazione di Villa Ombrosa

Nell’aprile 2009 il Comune di Modena presenta alla città l’idea di riqualificare Villa Ombrosa – un edificio rappresentativo, appartenuto nel Settecento al letterato modenese Ludovico Antonio Muratori e oggi proprietà del Comune – da destinare come nuova sede della Casa delle Donne: un segnale importante dell’attenzione che la città riconosce al lavoro delle donne modenesi nei diversi settori della società, della cultura, dell’economia.

2009

Staffetta delle donne contro la violenza alle donne

Una campagna di sensibilizzazione dell’Udi-Unione Donne in Italia ha attraversato l’intero Paese per far riflettere e dire basta alla violenza di genere. La Staffetta si è fermata a Modena e a Carpi dal 18 al 24 maggio 2009 dove si è svolto un ricco programma di iniziative che ha visto la partecipazione di associazioni e gruppi femminili e di molte altre donne e uomini.

2010

Micro-festival “La donna è mobile. Migrazioni femminili nella contemporaneità”

L’iniziativa si è svolta a Modena dal 20 al 29 maggio 2010, proponendo diversi momenti di incontro e scambio tra donne native e migranti. Un’occasione di confronto con la città sulla realtà e le diverse sfaccettature della migrazione femminile. Nel programma del festival: la rassegna cinematografica “Donne in transito”, il seminario “Libertà femminile e identità”, la mostra fotografica “Sur les chemin des femmes” oltre a spettacoli di musica, danza e teatro-forum.

2010

Laboratori “Giornalismo al Femminile”

Obiettivo dei tre laboratori rivolti a giornaliste e operatrici locali dell’informazione (10, 17 e 24 giugno 2010) è stato quello di aprire un confronto sulla comunicazione e sull’informazione attenta alle differenze di genere, sulle forme di rappresentanza e di rappresentazione delle donne, native e migranti, e delle loro associazioni attraverso stampa e media e sul ruolo e il lavoro delle donne nel mondo dell’informazione.

2010

Seminario “Il cammino delle donne per la conquista della cittadinanza”

Si è tenuto a ottobre 2010 presso la Camera di commercio rivolto a studenti e studentesse universitari/e con la collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

2010

L’inizio dei lavori

Il 13 dicembre 2010 iniziano i lavori di ristrutturazione della sede e parallelamente prende il via il progetto culturale “Verso la Nuova Casa delle Donne di Modena”, realizzato dal Comitato, per affiancare le azioni di recupero dell’edificio storico. L’obiettivo è quello di sostenere la definizione dell’identità e il ruolo della nuova Casa delle Donne nel panorama culturale e dei servizi modenesi alla collettività e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di avere in città dei luoghi di diffusione ed elaborazione della cultura della differenza di genere.

2011

Seminario “Verso la nuova Casa delle donne”

L’incontro seminariale, aperto a tutte/i e a partecipazione gratuita, si è svolto nella Sala del Consiglio comunale del Palazzo Municipale, venerdì 24 giugno 2011, con l’intento di contribuire alla definizione del progetto di realizzazione di una nuova Casa delle donne a Modena, partendo da un confronto con altre esperienze simili, sia a livello nazionale sia europeo.
Il seminario ha rappresentato il momento conclusivo della fase di ricerca del progetto culturale avviato dal Comitato “Verso la nuova Casa delle donne di Modena”, finanziato dal Comune di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
La presentazione di altre esperienze di Case delle donne già esistenti ed operanti, ha previsto gli interventi di Costanza Fanelli della Casa Internazionale delle Donne di Roma; di Silvia Bon, Presidente alla Casa Internazionale delle Donne di Trieste; oltre a due esperienze recenti del Comitato promotore “Verso la nuova Casa delle donne di Ravenna” e del Comitato promotore “Donne Terre-mutate dell’Aquila”.

Nella tavola rotonda nella seconda parte del seminario ha affrontato il tema della politica delle donne, sia in termini di presenza nella politica istituzionale sia di rapporti tra le associazioni femminili e le Istituzioni locali, ampliando lo sguardo sul panorama europeo (il caso spagnolo e quello tedesco, la Lobby Europea delle Donne) con interventi di: Lisa Mazzi, docente presso l’Università del Saarland (Saarbrûcken, Germania); Ludovica Botarelli Tranquilli, Segretaria Generale della Lobby europea delle donne; Antonella Picchio, docente di Economia di genere, Università di Modena e Reggio Emilia; e il contributo di Amaia Perez Orozco, economista, femminista nel movimento spagnolo.

2012

Il blocco dei lavori

Il lavoro di rete e di integrazione delle attività tra tutte le associazioni aderenti al Comitato è proseguito anche a conclusione del progetto (giugno 2011) ed è continuato nel corso degli anni, così come si sono susseguite le richieste all’amministrazione comunale di portare a termine i lavori del cantiere di Villa Ombrosa. I lavori di ristrutturazione della villa Settecentesca, infatti, si sono bloccati nel dicembre 2012 con la realizzazione del primo stralcio che ha interessato il consolidamento strutturale.

2017

La conclusione

Nel corso del 2017 il Comune di Modena ha deliberato la conclusione dei lavori di ristrutturazione dello stabile, garantendo il completamento e l’ampliamento (sala Polifunzionale) di Villa Ombrosa da destinarsi a Casa delle Donne.

2018

Un nuovo Comitato di scopo

Le associazioni che trasferiranno le loro sedi a Villa Ombrosa decidono a febbraio 2018 di costituire un nuovo Comitato di scopo (composto da tutte le precedenti associazioni tranne Adaser che non è più attiva) con l’obiettivo di mettere a valore il lavoro conoscitivo e formativo realizzato in questi anni, per arrivare a coinvolgere la città.
Il Comitato si prefigge di avviare un processo partecipativo di cittadine e cittadini modenesi e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di avere in città un luogo dedicato alla elaborazione e diffusione della cultura di genere e alla valorizzazione delle differenze, anche in un’ottica di prevenzione delle discriminazioni e violenze sulle donne.
Un luogo da abitare, dove stare insieme ed incontrarsi, dove trovare modi e forme di partecipazione alla vita della città. Un complesso di strutture, servizi, attività, esperienze e relazioni che costituiranno un vero e proprio patrimonio identitario per le donne che vivono a Modena. Un laboratorio al femminile che continuerà a segnare positivamente questa città per costruire un futuro libero da stereotipi di genere e dalla violenza sulle donne, che comprenda donne e uomini nei diritti, nella partecipazione, nella democrazia paritaria.